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Smaltire l’amianto: da costo per l’uomo ad opportunità per i pesci

Smaltire l’amianto: da costo per l’uomo ad opportunità per i pesci

La situazione della foto riflette i mille casi in cui un malcapitato si ritrova in casa alcuni frammentini di eternit.

Questa immagine rappresenta un problema: spendere un minimo di 2000 € seguendo i percorsi previsti dalla legislatura oppure seguire i peggiori umani inquinando fiumi, scarpate o ponendo materiale pericoloso e di costosissimo smaltimento se posto a fianco dei cassonetti. Fare porcate del genere è reato penale in Italia, per fortuna, ma è anche vero che oggigiorno rischiare le fedina (il battesimo del politico) è diventato uno sport nazionale.

Esaminiamo il problema e proponiamo una facile soluzione.

Eternit: va innanzitutto detto che tale materiale, se non subisce sbalzi di umidità, è praticamente eterno e non pericoloso quindi per la salute dell’uomo. Può essere bevuto senza alcun danno ma se respirato è letale. Se è inumidito anche solo da vapor d’acqua, esso forma un fungo, e ciò succede praticamente sempre. Quindi se esso è sottoposto agli agenti ambientali, si crea una sorta di muffa: fin’ora niente di male, ogni volta però che tale muffa diminuisce a seguito dell’asciugamento della superfice, si liberano le fameliche fibre di amianto, esattamente come avviene durante rottura o ancor peggio durante un qualsiasi processo di lavorazione per asportazione di materiale quale il taglio o la foratura.

Come noto, l’Eternit è cemento rinforzato con tali fibre, in passato è stato usato per costruire manufatti vari, soprattutto tettoie, canne fumarie, serbatoi per l’acqua potabile, tubature per gli scarichi delle acque nere etc…

Diversamente da come avvenne per l’asbesto allo stato puro, per il quale nei decenni scorsi si fecero delle campagne di bonifica serie, eliminando le tute per i vigili del fuoco, i pannelli isolanti usati nell’edilizia e negli impianti elettrici, i rivestimenti protettivi dei tubi di scappamento etc,etc, per l’Eternit non si è fatto niente di sistematico. Molte tettoie e canne fumarie di capannoni, ma anche di abitazioni, sono tuttora in Eternit e, come detto, sotto l’effetto del sole e del vento si consumano liberando le fibre nocive, che se respirato è cancerogeno. Meno a rischio sono gli altri manufatti, normalmente non esposti al sole, ma anche quelli sarebbe meglio eliminarli perché se danneggiati liberano la suddetta polvere. Per individuare le tettoie da sostituire i Comuni potrebbero usare i rilievi aerofotogrammetrici. E ci sarebbe anche un modo semplice e chiaro (Bernard Shaw mi perdonerà) per smaltire questi manufatti in maniera economica ed ecologicamente correttissima: affondarli in mare in punti prestabiliti, segnalati e interdetti alla pesca a strascico e all’ancoraggio, creando collinette artificiali sul fondo che, essendo piene di anfratti, sarebbero ambienti ideali per la riproduzione di cernie, aragoste etc. Infatti l’Eternit, in acqua, non spolvera e non libera fibre dannose per i polmoni, che, peraltro, in acqua, nessuno rischierebbe di respirare. Pare che esse  non siano nocive nemmeno per i pesci. I microrganismi marini, poi, lo rivestirebbero in poco tempo di concrezioni calcaree che lo proteggerebbero definitivamente trasformandolo in una roccia come le altre. Nessuno ci ha ancora pensato? Oppure costerebbe troppo poco?

ing. Alessio De Angelis

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